invisible-powers-triny-prada

“Invisible Powers”

Esiste un filo sottile che divide la vita dalla morte. Su questa convinzione si basa la ricerca artistica di Triny Prada, colombiana di nascita
parigina d’adozione, che oggi espone a Palazzo Bembo, storica dimora presso Rialto, l’installazione “Invisible Powers”,  realizzata con la collaborazione di Abate Zanetti.

In seguito ad un incidente d’auto, l’artista costretta a letto per diversi mesi, ha iniziato a documentarsi sui meccanismi biologici che
regolano la vita, leggendo nello specifico dei testi sul DNA e rimanendo affascinata da quante informazioni genetiche siano contenute in un intreccio di filamenti. Questi interessi con il tempo si sono accresciuti e oggi il lavoro di Triny Prada è mosso soprattutto dal desiderio di indagare i collegamenti tra le varie forme di vita sul pianeta.

Se per la precedente edizione di “Personal Structures” l’artista aveva realizzato un’installazione di suoni e luci, incentrata sulle alghe, come organismo vivente primitivo, per questa nuova mostra è ancora l’acqua, responsabile della vita sulla terra ad ispirare il lavoro. In particolare nell’installazione, composta da 21 sculture in vetro di Murano, Prada ha condotto una riflessione sul rapporto dell’uomo con la scienza, che prende le mosse dalle questioni riguardanti la dimostrabilità della memoria dell’acqua. 

Questo fenomeno fu ipotizzato per la prima volta nel 1988 dall’immunologo Jacques Benveniste, il quale, al fine di fornire una base scientifica ai principi dell’omeopatia, avanzò l’ipotesi che l’acqua sia in grado di mantenere una sorta di ricordo delle sostanze con cui è entrata in contatto. La ricerca venne additata poco dopo come una bufala, ma il concetto di memoria dell’acqua fu ripreso nel 2011 dal Premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, il quale scoprì che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, che in seguito mantengono memoria delle caratteristiche dello stesso Dna. Montagnier e i suoi collaboratori spiegavano la scoperta come epocale, in quanto avrebbe contribuito alla diagnosi precoce di virus e malattie croniche, grazie appunto ai segnali elettromagnetici che l’acqua del nostro corpo  emette in presenza del dna del virus, e alla cura di esse grazie alla diluizione dei principi attivi nell’acqua stessa.

In “Invisible Powers” Triny Prada fonde assieme le suggestioni ottenute da queste informazioni con quelle riguardanti gli studi del chimico Marc Henry riguardo la similarità dell’acqua e della luce nei processi di diffusione e fa riferimento ai biofotoni, ossia le particelle di luce trasmesse dal Dna, che consentono il passaggio di informazioni tra cellule, e tramite la cui analisi si potrebbe giungere a diagnosticare la malattia con largo anticipo. 

Gli Invisible Powers, cui allora fa riferimento l’artista non sono altro che questi capacità dell’acqua e della luce, che i nostri corpi possiedono. Alla luce di questo le 21 sculture sono nient’altro che 21 cellule, che grazie alla realizzazione in vetro ottengono particolari valori di trasparenza e lucidità, oltre che una sorta di solidità liquida. Ogni pezzo custodisce una sorta di nucleo, che a sua volta intrappola delle particelle luminose, in grado di assorbire la luce e ritrasmetterla al buio, manifestando un fenomeno leggero ed estremamente poetico.